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domenica 21 marzo 2010

LA SCARCELLA

La "Scarcella" è un tipico dolce Pugliese, che a seconda della località in cui viene preparata cambia nome e forma, ed è così, che sempre in Puglia (la mia terra), ci imbattiamo nel corrucolo, nella scarciofa, o nella palomba, tutti nomi della nostra scarcella, altrimenti conosciuta come "treccia Pasquale" o "treccia Pugliese".
Solitamente ha la forma di una ruota (o se vogliamo di una ciambella, se traduciamo letteralmente la parola scarcella).
Può avere anche la forma di colomba, di cuore, di cestino, ma la forma più tipica e la più antica è sicuramente quella a forma di treccia.


La forma rotonda del dolce in questione affonda le sue radici in un passato molto remoto! Si ritiene che la forma tonda abbia attinenza con la fortuna.
Si dice che questa ricetta sia molto antica, preparata già al tempo degli imperatori romani, si dice inoltre, che, data la bontà e la semplicità di questo dolce, ogni regione volle adottarne poi la propria versione, ed è per questo che troviamo una versione simile nelle Marche, o in Lombardia, ed anche in Veneto, ma dobbiamo ringraziare le massaie Pugliesi per questo regalo della tradizione.
Perchè proprio una treccia?
Semplice, adottato come dolce tipicamente Pasquale, la Scarcella racchiude in sè i simboli pagani e cristiani della Pasqua:
- la treccia simbolo di eternità, adottato già dalle religioni pagane pre-cristiane (come la ghirlanda natalizia ad esempio)
- l'uovo simbolo di rinascita e ritorno alla vita, (la resurrezione)
- la croce di pasta con la quale l'uovo, o le uova, vengono fermate sulla treccia, e la croce non c'è bisogno di spiegarla, è il crocefisso, la passione di Cristo...
Perche le uova?
Perchè la particolarità di questo dolce, sicuramente è quella di essere servito ricoperto di zucchero a velo o confettini colorati, ma è anche quella di avere incastonate tra croci di impasto un uovo, oppure le uova, perchè si può arrivare fino ad un massimo di 21!
L'importante è che siano sempre dispari, in quanto i numeri dispari sono propiziatori.. viene regalato dalle fidanzate ai propri ragazzi per ricambiare la palma benedetta.
Suocere e nuore se la scambiavano il giorno di Pasqua, nella città vecchia, a Bari, e dalla grandezza del dolce e dal numero delle uova che conteneva, chi osservava la scena poteva immaginare come fossero i rapporti fra le due: più era grande la scarcella e più uova conteneva, più cose c’erano da farsi perdonare. Ah ah!!
Diffusa altresì la tradizione della scarcella decorata addirittura con uova dipinte a mano dalle massaie stesse, quasi a testimoniare una vena artistica di altri tempi oramai perduti!



Vi sono molte versioni e forme di questo dolce: decorato con granella di zucchero colorata o confettini; a forma di agnello, o di colomba, o treccia, o cestino, o ancora coperti da una glassa (in dialetto pugliese "gileppo") su cui poi si spargono poi i confettini.



In qualche caso anche l'impasto è diverso.
La preparazione e la cottura in forno delle scarcelle avviene durante la Settimana Santa o addirittura durante la settimana precedente.
E' un dolce il cui profumo pervadeva (e pervade) le case e le strade durante la settimana di Pasqua, soprattutto per via dell'uso dell'ammoniaca.
Molto popolare inoltre è l'uso della scorza grattuggiata del limone al fine di donare alla scarcella un sapore più aromatizzato.
Esistono due tipi di scarcella: quella semplice e quella che una volta era destinata ai bambini più ricchi, in mostra dai pasticceri.


Eccovi la ricetta:
Si impastano 300 gr di farina 00 con 2 uova, 2 cucchiai da minestra di olio, 100 gr di zucchero, un po’ di latte, pochissimo sale e buccia di limone grattugiata.
La pasta così preparata, si stende a ½ cm di altezza e si ritagliano da essa le forme desiderate, conservando i ritagli di pasta. Su una delle estremità della scarcella si poggia 1 uovo, crudo e con il guscio ben lavato, e si fissa con i ritagli di pasta, ridotti a strisce e incrociate. Si cosparge il tutto di confettini colorati e di zucchero e si inforna poggiandola su una teglia appena unta. Controllare la cottura e sfornarla dorata.
(Ricetta tratta da www.laterradipuglia.it).

3 commenti:

  1. Thank you for the great story behind this bread, looks great and wonderful.
    Sylvia

    RispondiElimina
  2. Esiste anche a Genova: si chiama Cavagnino = Cestino. Io lo preparavo per mio figlio ma i realtà nn gli piaceva. Io lo facevo soprattutto perchè è così carino!

    RispondiElimina
  3. Mamma che belle ed immagino che buone!!!
    Da noi a Roma non c'e' granchè nella tradizione pasquale a parte l'abbacchio alla scottadito e i carciofi alla giudea che si dovrebbero mangiare a Pasqua ma che ormai fanno parte dei pranzi domenicali.
    Baci
    Sonya

    RispondiElimina

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